Dopo il COVID19 siamo tutti più buoni?

Ciao carissimi

abbiamo passato tutti, chi più chi meno, un periodo molto particolare, e non certo positivo, a causa del maledetto virus Covid19.

Cerco sempre di vedere aspetti positivi nelle situazioni peggiori e ho sperato fortemente, mentre ero a casa blindata, che le persone potessero cambiare in meglio dopo tale esperienza. Personalmente, dovendo stare oltre due mesi a casa con la mia famiglia, ho apprezzato cose a cui precedentemente non avevo dato importanza. Ho rivissuto momenti che definirei “antichi”, nel senso molto positivo del termine, momenti che sentivo raccontare dalle mie nonne.

Abbiamo trascorso la primavera in casa, abbiamo fatto un salto temporale dall’inverno all’estate, non percependo neppure la necessità di dover cambiare abbigliamento durante le prime uscite; strano vero?

Ho capito cosa significa sentirsi estraniati durante le prime uscite e aver quasi timore – di cosa non si sa – e ho finalmente inteso cosa possa significare per una persona nata nel totale isolamento andare a vivere in una città, in mezzo a gente, oggetti, rumori a lei sconosciuti. Ho capito che non sono le comodità che attirano queste persone, ma la certezza di ciò che per loro è “conosciuto” e rappresenta la loro unica storia di vita.

Ho apprezzato lo scorrere lento del tempo e l’avere poco, quel poco che però è tutto ciò che è davvero necessario. Ho apprezzato vivere senza consumismo, senza acquistare mille cose inutili per poi soffocarci dentro; ho amato il profumo del pane fatto in casa, del formaggio fatto in casa, del gelato fatto in casa. Ho amato la serenità dei miei figli i quali, scevri dal dover andare, correre, rispettare ciò che l’attuale società richiede, si sono rilassati.

Ho apprezzato i silenzi, le strade deserte e gli animali liberi, più liberi del solito; silenzi interrotti, purtroppo, dalle sirene delle ambulanze – mai sentite così tante -.

Ho apprezzato l’amore che certe persone hanno dato agli altri, senza se e senza ma: i medici, gli infermieri, il personale che tiene puliti i nostri ospedali, i volontari, e non solo, tutti coloro che hanno quotidianamente rischiato le proprie vite per donarci qualcosa; persone che non si sono tirate indietro, e lo scrivo con le lacrime agli occhi perchè oggi, troppo spesso, vediamo uomini e donne che non amano il proprio lavoro, che sbuffano se devono dare qualcosa in più, che si lamentano continuamente. Loro no! In una situazione di oggettivo pericolo sono andati avanti senza riposare, senza poter andare in bagno al bisogno, sudando sotto mascherine, tute, guanti, senza guardare l’orologio, senza vedere i propri cari, nemmeno i figli a volte.

Con il mio solito e costante ottimismo ho sperato – ne ero convinta in realtà – che saremmo diventati tutti più buoni, più solidali, che avremmo apprezzato tutto: la libertà di respirare a bocca aperta in mezzo alla strada, la libertà di uscire e muoverci dove desideriamo, una stretta di mano, un abbraccio, poter entrare in un negozio, vedere i commessi sorridere, poter mangiare ciò che vogliamo andando a fare la spesa, vedere gli amici, rallentare i ritmi ogni qual volta possibile, vedere i ragazzi fuori dalle scuole in attesa di entrare.

Non è avvenuto proprio esattamente quello che speravo – credevo – e, ogni giorno, pur non essendo ancora fuori pericolo Covid19, leggo insulti sui social, sento rabbia nel cuore delle persone, odio verso altri esseri umani, insofferenza verso tutto. Le persone corrono come prima – e non parlo dei ragazzi -, uomini e donne di mezza età o anche di età avanzata corrono, si stressano… Vedo persone che cercano di superare la coda alle casse dei supermercati. Perchè?

Credevo che avremmo imparato a gestire con maggior facilità, e apprezzandone gli aspetti positivi, il lavoro on line e le lezioni on line. Non è stato sempre così: insegnanti che si sono rifiutate di fare lezioni on line, quando in USA e Canada e anche altrove è la normalità da molti anni; datori di lavoro che temono lo smart working perchè non si fidano dei dipendenti, quando basterebbe poco per controllare il lavoro svolto. Eppure questi sistemi riducono l’inquinamento e le spese di viaggio, riducono i consumi di energia elettrica e riscaldamento/raffrescamento sui luoghi di lavoro e di studio; ci sono molti aspetti positivi, ma si è visto solo il lato negativo. Se si usa la razionalità e si conoscono i sistemi, se si fa una giusta formazione, a partire dalla dirigenza fino ai ragazzini, i sistemi di studio e lavoro a distanza possono portare a molti vantaggi. Esistono vie di mezzo, sistemi misti. Naturalmente ci sono degli svantaggi, ma dovremmo imparare, imparare sempre dalle esperienze e coglierne i lati costruttivi invece di rimanere fermi su sistemi antiquati e talvolta inadeguati. Credevo che mesi di lock down avessero insegnato l’importanza di migliorare sempre, di aggiornarsi, di crescere, di adattarsi al cambiamento.

Ecco, questa è la cosa principale che ci ha insegnato il caro Covid19: l’importanza di adattarsi al cambiamento! Non è forse questa caratteristica che ha reso possibile la sopravvivenza di alcune specie a discapito di altre? Non è forse la base della teoria dell’evoluzione?

Meditiamo gente! Meditiamo e siamo positivi… SEMPRE!

 

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Informazioni su ioamoicolori

Somaglia Elisabetta, nata il 20 ottobre 1972 in Italia, a Ovada, una cittadina del Piemonte, dove tuttora vive, con il marito Stefano, il figlio Luca, le figlie Anna e Gaia e il cagnolino Asso. Architetto, ha svolto diversi lavori nel settore, collaborando per quasi dieci anni con l’Università di Genova, ora lavora per la sua Città. Appassionata di viaggi, lingue straniere e animali, sognatrice e ottimista.

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